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Il toponimo abbracciava, un tempo, tutto il
territorio che va dalla Via Manzoni al monte Camaldoli,naturale
proseguimento della collina che i Greci chiamarono "Pausillipon"che vuol
dire "() tristezza e mestizia,come diresti un luogo che mitiga et
addolcisce ogni noiosa tristezza che al cor affligge" (1).
Gli Elleni, raccontano ancora gli storici, amavano
quel sito incantevole per le sue coste e "(....)per le campagne
odorose che digradano verso il mare" (2).Essi poi, proseguendo il
loro cammino, arrivarono quass e dedicarono il punto pi alto della
zona ( da noi detto S.Elmo) a "Zeus", il dio sommo ed inoltrandosi
ancora, tra i campi fertili ed i boschi, raggiunsero la cima pi alta
del monte(Camaldoli) che chiamarono "Hermon" in onore della dea "Hera".
La nostra "Neapolis", dopo alcuni secoli, pur
conservando i suoi caratteri greci fu romana ed i Romani costruirono,tra
le altre opere, la via per "colles" per collegare la nostra citt con "Puteoli"
tramite i Campi flegrei ed il tratto che attraversava la nostra collina
fu detto, nel tempo,"Antinianum" forse per onorare limperatore Antonino
ed "Antignanum", secondo altri scrittori e tra cui il Summonte, "per
haver dirimpetto il lago dAgnano e della ninfa Antiniana dalcuni poeti
celebrata".
Il vescovo di Napoli San Giovanni Iprefer questa
strada, quando si tratt di trasferire i resti mortali di San Gennaro da
Marciano a Napoli, perch quella scavata negli anni precedenti sotto la
collina di Posillipo "(.)pur essendo pi breve, non era
consigliabile perch oscura, polverosa e infestata dai ladroni" (3).
Il sacro corteo transit per quella strada "()il 13 Aprile di un
anno che va dal 413 al 431 (4) e si sofferm per un breve riposo,
secondo unantica tradizione, ad Antignano e fu allora che si verific,
per la prima volta, la liquefazione del sangue del Martire Gennaro
davanti agli occhi esterrefatti del vescovo, del clero e degli abitanti
del posto che ,si suppone, fossero gi aderenti al Verbo di Cristo.
Durante alcuni scavi, infatti, eseguiti nel 1898 nella villa Bellettieri
che si trovava ove c ora la Piazza degli Artisti, venne alla luce
"()una tomba in muratura a tegoli piani (e) in uno dei quali si
leggeva a profondo graffito, il monogramma di Cristo.. del tipo chiamato
Costantiniano consistente in un intreccio della X con la Psi tratta di
una tomba incontestabilmente cristiana, che dimostra la presenza dei
seguaci del Salvatore sul Vomero-Arenella (Antignano) gi prima che si
trasportasse il Corpo di San Gennaro" (5).
Con il trascorrere dei secoli lungo quella strada,
come lungo le vie consolari che univano Napoli a Nola, ad Atella, a
Capua e a Cuma, si formarono tanti piccoli insediamenti agricoli che si
dissero, nel tempo," casali" ed Antignano risulta, fin dal tempo ducale,
uno degli oltre cinquanta casali che circondavano Napoli ed i cui
abitanti scendevano nella citt a vendere delle loro cose. La principale
attivit economica dei casali era, ovviamente, lagricoltura i cui
frutti, scriveva il Summonte :"() se ne gode (la citt) tutto
lanno".
Giovanni Pontano, poeta e ministro di Ferrante I e
di Alfonso II dAragona, si fece costruire qui ( e si vede ancora
qualcosa), verso la fine del 1400, la sua casa di campagna"() per
meditare e per scrivere i suoi poemi- qui attendeva ai suoi studi e al
miglioramento del suo fondo(e) in questo luogo celebre per laria
satutifera e per le copiose e ben adornate ville"(6) riceveva
Jacopo Sannazaro e i suoi amici accademici.
La storia della letteratura ci ricorda poi, tra gli
altri poeti del tempo, Giosu Capasso nato nella nostra citt intorno al
1466. Egli nel cantare Napoli citava la nostra Antignano cos :
"(Questo monte preposto a questo piano, che tien
cit in sua radice, se chiama il colle aprico Antiniano "(7).
E poi, con il passare degli anni, dove proliferavano
le belle ville spuntarono, qua e l , tanti piccoli casali distanti tra
di loro e circondati da tanto e tanto verde che gli abitanti chiamarono,
per motivi differenti: Vomero, Case puntellate, Arenella, Due Porte,
Cappella d Cangiani, Guantai e Nazareth.
La Via Arenella unisce, da sempre, il Vomero vecchio,
Antignano e lArenella e vede snodarsi, sin dal 1600, per il suo stretto
sentiero, la grande processione del Cristo Risorto detta anche "il
mistero dAntignano". La manifestazione religiosa e folcloristica nello
stesso tempo "() una proiezione tipica dello antico teatro mediovale,
forse una tradizione spagnola molto in uso ai tempi del vicer"
scriveva Ernesto Grassi nella sua opera "Viaggio a Napoli" del 1937. Ma
tutto questo il popolo che accorreva e che ancora accorre tanto numeroso
ad Antignano, non lo sapeva e non lo sa e si commuove sempre quando vede"()la
Gran Madre di Dio incontrar il Figlio Risorto nmiezu Antignano".
Altro ricordo di quel casale abitato da gente
semplice lo leggiamo in" Napoli e dintorni" di Cesira Siciliano(1880)
quando ci racconta di una allegra brigata di giovani, non napoletani,
che raggiunge quel paesino in groppa, come si usava allora, di asinelli:
" (..)che bella ciucciata..tutti a due a due, processionalmente, si
sale su per la strada parallela allInfrascata si cammina e si entra
nellampia via maestra. Dappertutto vigne ed uliveti, orti e giardini e
lungo la strada ragazzi, donne e contadini che ci salutano cortesemente.
Ecco ad Antignanoeppure entrare a quellora in un paesello ignoto,
veder tanti che si fermano, che si affacciano alle balconate, che ti
guardano a boccaperta come storditi, e poi mentre lo scalpiccio breve e
rapido di tanti ciucci insieme; cogliere a volo i frizzi arguti che in
campagna spuntano facilmente sulla bocca di ognuno: tutto questo
rallegra, esilara e indice nellanimo una volutt che si pu solamente
provare in mezzo a quelle colline, fra quella gente, sotto quel cielo,
in vista di quel mare, e sulla groppa di quei somari".
La nostra Antignano oggi non pi un casale e non
pi come allora; di essa ci resta solo la denominazione data ad una
stradina e ad uno slargo, sempre stracolmi di banchetti con tanta frutta
e verdura e dei relativi venditori chiassosi e rissosi.
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Note:
1) - Di Falco (anno 1535), Cfr. La Villa
reale, La Riviera, Posillipo del "Il Mattino"-
Monumenti e Miti della Campania felix.
PIERRO 1997, PP.91\ 92 .
2) - IVI p. 89
3) - Enrico Cirillo, San Gennaro- un
testimone della fede, Torre del Greco 1990, p.105.
4) - Eugenio DAcunto , Lantichissima
Chiesa di San Gennariello ( Piccola Pompei al Vome
ro), p.10
5) - Ivi p.62.
6) - Napoli Nobilissima, Rivista darte e
di topografia napoletana, nuova serie Vol.II ,anno
1921.
7) - Giosu Capasso, versi tratti dal
Trionfo delle nove vedove, in Testi napoletani del 1400,
Napoli 1953, ed. Viti.
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