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Antignano fra storia e leggenda

di Giuseppe Capasso

Il toponimo abbracciava, un tempo, tutto il territorio che va dalla Via Manzoni al monte Camaldoli,naturale proseguimento della collina che i Greci chiamarono "Pausillipon"che vuol dire "(…) tristezza e mestizia,…come diresti un luogo che mitiga et addolcisce ogni noiosa tristezza che al cor affligge…" (1).

Gli Elleni, raccontano ancora gli storici, amavano quel sito incantevole per le sue coste e "(....)per le campagne odorose che digradano verso il mare…" (2).Essi poi, proseguendo il loro cammino, arrivarono quassù e dedicarono il punto più alto della zona ( da noi detto S.Elmo) a "Zeus", il dio sommo ed inoltrandosi ancora, tra i campi fertili ed i boschi, raggiunsero la cima più alta del monte(Camaldoli) che chiamarono "Hermon" in onore della dea "Hera".

La nostra "Neapolis", dopo alcuni secoli, pur conservando i suoi caratteri greci fu romana ed i Romani costruirono,tra le altre opere, la via per "colles" per collegare la nostra città con "Puteoli" tramite i Campi flegrei ed il tratto che attraversava la nostra collina fu detto, nel tempo,"Antinianum" forse per onorare l’imperatore Antonino ed "Antignanum", secondo altri scrittori e tra cui il Summonte, "…per haver dirimpetto il lago d’Agnano e della ninfa Antiniana d’alcuni poeti celebrata…".

Il vescovo di Napoli San Giovanni I°preferì questa strada, quando si trattò di trasferire i resti mortali di San Gennaro da Marciano a Napoli, perché quella scavata negli anni precedenti sotto la collina di Posillipo "(….)pur essendo più breve, non era consigliabile perché oscura, polverosa e infestata dai ladroni" (3). Il sacro corteo transitò per quella strada "(…)il 13 Aprile di un anno che va dal 413 al 431 (4) e si soffermò per un breve riposo, secondo un’antica tradizione, ad Antignano e fu allora che si verificò, per la prima volta, la liquefazione del sangue del Martire Gennaro davanti agli occhi esterrefatti del vescovo, del clero e degli abitanti del posto che ,si suppone, fossero già aderenti al Verbo di Cristo. Durante alcuni scavi, infatti, eseguiti nel 1898 nella villa Bellettieri che si trovava ove c’è ora la Piazza degli Artisti, venne alla luce "(…)una tomba in muratura a tegoli piani… (e) in uno dei quali si leggeva a profondo graffito, il monogramma di Cristo.. del tipo chiamato Costantiniano consistente in un intreccio della X con la P…si tratta di una tomba incontestabilmente cristiana, che dimostra la presenza dei seguaci del Salvatore sul Vomero-Arenella (Antignano) già prima che si trasportasse il Corpo di San Gennaro…" (5).

Con il trascorrere dei secoli lungo quella strada, come lungo le vie consolari che univano Napoli a Nola, ad Atella, a Capua e a Cuma, si formarono tanti piccoli insediamenti agricoli che si dissero, nel tempo," casali" ed Antignano risulta, fin dal tempo ducale, uno degli oltre cinquanta casali che circondavano Napoli ed i cui abitanti scendevano nella città a vendere delle loro cose. La principale attività economica dei casali era, ovviamente, l’agricoltura i cui frutti, scriveva il Summonte :"(…) se ne gode (la città) tutto l’anno…".

Giovanni Pontano, poeta e ministro di Ferrante I° e di Alfonso II° d’Aragona, si fece costruire qui ( e si vede ancora qualcosa), verso la fine del 1400, la sua casa di campagna"(…) per meditare e per scrivere i suoi poemi…- qui attendeva ai suoi studi e al miglioramento del suo fondo…(e) in questo luogo celebre per l’aria satutifera e per le copiose e ben adornate ville…"(6) riceveva Jacopo Sannazaro e i suoi amici accademici.

La storia della letteratura ci ricorda poi, tra gli altri poeti del tempo, Giosuè Capasso nato nella nostra città intorno al 1466. Egli nel cantare Napoli citava la nostra Antignano così :

"(…Questo monte preposto a questo piano, che tien cità in sua radice, se chiama il colle aprico Antiniano …"(7).

E poi, con il passare degli anni, dove proliferavano le belle ville spuntarono, qua e là , tanti piccoli casali distanti tra di loro e circondati da tanto e tanto verde che gli abitanti chiamarono, per motivi differenti: Vomero, Case puntellate, Arenella, Due Porte, Cappella dé Cangiani, Guantai e Nazareth.

La Via Arenella unisce, da sempre, il Vomero vecchio, Antignano e l’Arenella e vede snodarsi, sin dal 1600, per il suo stretto sentiero, la grande processione del Cristo Risorto detta anche "il mistero d’Antignano". La manifestazione religiosa e folcloristica nello stesso tempo è"(…) una proiezione tipica dello antico teatro mediovale, forse una tradizione spagnola molto in uso ai tempi del viceré…" scriveva Ernesto Grassi nella sua opera "Viaggio a Napoli" del 1937. Ma tutto questo il popolo che accorreva e che ancora accorre tanto numeroso ad Antignano, non lo sapeva e non lo sa e si commuove sempre quando vede"(…)la Gran Madre di Dio incontrar il Figlio Risorto nmiezu Antignano".

Altro ricordo di quel casale abitato da gente semplice lo leggiamo in" Napoli e dintorni" di Cesira Siciliano(1880) quando ci racconta di una allegra brigata di giovani, non napoletani, che raggiunge quel paesino in groppa, come si usava allora, di asinelli: " (..)che bella ciucciata..tutti a due a due, processionalmente, si sale su per la strada parallela all’Infrascata …si cammina e si entra nell’ampia via maestra. Dappertutto vigne ed uliveti, orti e giardini e lungo la strada ragazzi, donne e contadini che ci salutano cortesemente. Ecco ad Antignano…eppure entrare a quell’ora in un paesello ignoto, veder tanti che si fermano, che si affacciano alle balconate, che ti guardano a bocc’aperta come storditi, e poi mentre lo scalpiccio breve e rapido di tanti ciucci insieme; cogliere a volo i frizzi arguti che in campagna spuntano facilmente sulla bocca di ognuno: tutto questo rallegra, esilara e indice nell’animo una voluttà che si può solamente provare in mezzo a quelle colline, fra quella gente, sotto quel cielo, in vista di quel mare, e sulla groppa di quei somari…".

La nostra Antignano oggi non è più un casale e non è più come allora; di essa ci resta solo la denominazione data ad una stradina e ad uno slargo, sempre stracolmi di banchetti con tanta frutta e verdura e dei relativi venditori chiassosi e rissosi.

 

Note:

1) - Di Falco (anno 1535), Cfr. La Villa reale, La Riviera, Posillipo del "Il Mattino"-

Monumenti e Miti della Campania felix. PIERRO 1997, PP.91\ 92 .

2) - IVI p. 89

3) - Enrico Cirillo, San Gennaro- un testimone della fede, Torre del Greco 1990, p.105.

4) - Eugenio D’Acunto , L’antichissima Chiesa di San Gennariello ( Piccola Pompei al Vome

ro), p.10

5) - Ivi p.62.

6) - Napoli Nobilissima, Rivista d’arte e di topografia napoletana, nuova serie Vol.II ,anno

1921.

7) - Giosuè Capasso, versi tratti dal Trionfo delle nove vedove, in Testi napoletani del 1400,

Napoli 1953, ed. Viti.



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